I più venduti

La famiglia arcobaleno illumina tutti

Pubblicato il 10/08/2018

L’esaltazione del modello di famiglia classificato come perfetto: un padre, una madre, esercito di figli dannatamente creati ad immagine e somiglianza di un manuale da spot del Mulino Bianco. Una serie di abusi sull’utilizzo della parola (e sinonimi) di “perfezione”.

Cos’è davvero perfetto per Voi? Per non stare tranquilli, ci hanno pensato Barbie, Playmobil e Lego a gettare sale sulla ferita dell’osannazione di rivendicazione di conservare la perfezione persino dei miti nei giocattoli. Mattel ha, infatti, messo online l’intento di commercializzare varianti di Barbie &co con un look completamente rinnovato. Se non sono i capelli blu a indispettire genitori urlanti al sacrilegio ed invocare il Telefono azzurro, proprio non va giù che la bella bambolina bionda, nella nuova veste, possa rappresentare davvero noi donne, come fisicità e imperfezione fisica. Un messaggio, quello della Mattel, che sembra dirci: «Bambine, adesso potete diventare quello che volete». Le Barbie Fashionistas: 4 body shape diverse, 7 tonalità di pelle, 22 colori degli occhi, 24 acconciature e innumerevoli outfit e accessori. Se Mattel si è concentrata sull’apertura di nuovi canoni estetici, Playmobil e Lego sono andati ben oltre e le polemiche fioccano come coriandoli a Venezia. Tra i loro omini della vita quotidiana, hanno inserito soggetti disabili: chi in carrozzina, chi con cani-guida.

Gli esperti (chi?) gridano alla trovata di marketing. Può essere, ma magari sono operazioni che servono a qualcosa. Mai come in questi giorni ricevo messaggi privati per ringraziarmi su come affronto il tema della disabilità: “se anche solo una persona cambierà modo di approciarsi alla disabilità, tutto il tuo lavoro non sarà stato gettato al vento”. Ecco quindi che, prima Playmobil, poi Barbie e oggi Lego, hanno colto l’invito da chi sostiene la campagna social che ha come obiettivo quello di spazzare via i pregiudizi attraverso il gioco, ribadendo che siamo tutti uguali proprio nella nostra unicità: #ToyLikeMe.

Questo è uno degli esempi che mi fa svegliare ogni giorno con la voglia di farvi conoscere sempre il rovescio della medaglia.

E’ vero che i giocattoli ‘diversi’ servono più ai genitori che ai bambini, ma sono un ottimo modo per educare i tuoi figli oggi, uomini di domani.

Caro genitore, se sei il 1° tu a non capire e a voltarti dall’altra parte, forse in futuro quando invecchierai e non sarai più prestante come adesso, quegli sguardi addosso ti faranno rimpiangere questi bei progetti di anti-discriminazione.”

Ogni giorno combatto (e non esagero) perchè si affronti il tema della disabilità in modo corretto ed efficace per una comprensione da parte dei bambini che spesso domandano, ma non trovano risposte dai genitori. Un gioco ‘diverso’ non può e non deve sostituirsi al lavoro di educare, al dialogo in famiglia, alle risposte giuste a domande ingenue e meno maliziose di bambini. E quei genitori che preferiscono girarsi dall’altra parte perché più semplice, non stanno facendo affatto il loro lavoro. E’ ovvio che vedere un giocattolo disabile comporta un lavoro educativo importante, lasciando fuori il pietismo e la compassione. Cari genitori, tocca a voi. Non esiste lato migliore dove schierarsi, non siamo in guerra, ma non spegnete la luce.

Ben vengano questi progetti e anche se le vendite saranno poche, sarà un modo per aprire uno spiraglio di dialogo su un argomento che, se continuiamo a comportarci così, rimarrà un tabù ancora per tanto. 

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